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Cristo Risorto
La tela, raffigurante la scena della Risurrezione, è stata ripetutamente restaurata prima nel 1961 e poi nel 1996. Il Cristo nimbato balza, fiero, dal sarcofago, forzando il piede destro sul bordo, si eleva con la mano destra benedicente e nella sinistra con il vessillo trionfante sulla morte; mostra le cicatrici, inflitte dall'uomo all'uomo, nelle mani e nel nudo costato. In primo piano i due soldati di custodia sono descritti in atteggiamenti opposti: al primo di destra, ancora immerso nel sonno notturno, si contrappone l'altro, destato dall'accecante luce pasquale, dalla quale si ripara con la mano e scostando il capo. La prospettiva è ricca di particolari: sullo sfondo dell'arca sepolcrale emerge, più ravvicinata, la figura di un angelo, mentre ancora più dietro, un paesaggio selvaggio e roccioso si staglia su un cielo illuminato da un'alba che non ha del tutto diradato le tenebre della notte.
Il dipinto non ha un autore definito ma è databile al periodo compreso tra l'ultimo decennio del '400 e il primo del '500, presumibilmente su committenza della confraternita locale del Corpo di Cristo (o del SS. Sacramento). Collocata ora nell'abside destra, la tavola in cornice dorata, un tempo era sormontata da un baldacchino ligneo, eseguito nel 1715 con questa iscrizione: "In quo est salus vita et resurrectio nostra".
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