cattedraleconversano_qr

Vai ai contenuti
Home     Precedente     Successiva
Maria S.S. della Fonte
La leggenda vuole che l’icona, sia stata portata dall’Africa nel 487 dal preteso protovescovo Simplicio, approdato sulle coste di Cozze il primo sabato di Maggio; in realtà studi storiografici hanno mostrato l'infondatezza di questa leggenda, in quanto hanno attestato l'inesistenza del protovescovo e la volontà di rivendicare al territorio di Conversano, il tratto di costa in cui si trova la frazione di Cozze. L'icona, restaurata nel 1972, può essere datata tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, probabilmente realizzata in una bottega locale ma con influenze bizantine provenienti dall'opposta costa adriatica. I caratteri stilistici della tavola, unici in Puglia, sono molto affini a prodotti trecenteschi greci e balcanici. Nell'icona, alta 88 cm e larga 53 cm, la Vergine è rappresentata a capo eretto mentre sorregge sul braccio sinistro il divino Bambino, indossa un vestito azzurro (maphorion) dalle pieghe fittamente stilizzate, con il bordo che si chiude a collarino e con scure ombreggiature. Il Bambino, con tratti del viso fortemente induriti e dalle ombre profondamente segnate, regge con la mano sinistra il rotolo della buona novella (euagghelion), benedice alla greca con la mano destra e veste una corta tunica con manto (himation) di color senape che scopre i piedi calzati.
L'immagine era ornata da diverse cornici sovrapposte in legno dorato, ma intorno al 1630 la popolazione volle sostituirle con una d'argento; l'attuale cornice, che racchiude il quadro fu eseguita a Napoli intorno al 1896 su disegno del canonico Giovanni Simone. La Vergine della Fonte, com'era stata chiamata nella collettiva venerazione, aveva indotto la popolazione, già ai primi del '500, a numerosi e pingui lasciti beneficiali per incrementarne il culto e a farla rifulgere di bellezza architettonica e decorativa con l'erezione di una cappella il cui altare, nel 1578, era stato dichiarato privilegiato da papa Gregorio XIII. La scritta (fons signatus), come documenta una visita pastorale del vescovo Bonsi nel 1654, incisa nella pietra e circondata da angeli, era la chiave di lettura della splendida scenografia decorativa allestita nella cappella tota deaurata, che possiamo definire "uno scrigno dorato che abbagliava gli occhi del devoto e i cui riverberi solcavano l'esteriorità per coagulare intense suggestioni di fede" (Fanelli). La tavola venne trasferita intorno al 1707 in Cattedrale dopo la distruzione del tempietto e l'effigie venne solennemente venerata. La festa liturgica ricorre il primo sabato di maggio, mentre la festa civile è celebrata la quarta domenica del mese mariano.
Torna ai contenuti