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La Cattedrale
Il modello architettonico su cui si imposta tutta la cattedrale è il romanico: la fabbrica si sviluppa su di una pianta a croce latina con tre navate, transetto, absidi contenute e torre campanaria. Durante il XIV secolo, dopo decenni di decadenza strutturale, fu attuato un restauro totale, escluso il tetto, e forse un completamento del tempio medesimo. I lavori cominciarono nel 1359 e si conclusero nel 1374, interessarono le navate, il transetto, l'apertura dei rosoni nelle facciate e il completamento della decorazione. Nel 1431, il vescovo Antonio Domininardi, fece costruire una cappella in onore di S. Antonio abate, oggi divenuto ufficio parrocchiale, in collegamento con il campanile; nel 1456 furono rifatti i tetti; ma, sul finire del secolo, la cattedrale si mostrava nuovamente abbisognevole di nuovi interventi. durante il Cinquecento e il Seicento vengomo erette numerose cappelle laterali, aggettanti rispetto ai muri medesimi, ricche di stucchi, colonne, pilastri e statue lignee decorate. Ulteriore trasformazione barocca si ha a partire dal 1703 ad opera di Filippo Meda, da poco nominato vescovo di Conversano: l'altare maggiore con la grandiosa macchina lignea intagliata e dorata venne spostato nell'abside centrale con il conseguente ampliamento del coro, furono rivestiti di stucchi i muri interni;
rifatte le volte a crociera delle navate minori, il matroneo fu chiuso con tavoloni dipinti e adornato di statue lignee dorate in quasi tutti i vani scanditi dalle trifore e infine il soffitto piano venne dipinto e arabescato. Con i cinque altari per ciascuno dei due lati, del primitivo romanico non restavano che poche tracce; il totale occultamento  si ebbe negli anni conpresi tra il 1775 e 1777 ad opera del vescovo Fabio Palumbo che si avvalse della progettazione di Giuseppe Gimma, architetto barese. Vennero rimossi e venduti i tavoloni dipinti, le finestre del matroneo furono murate, il transetto e la navata centrale furono coperti da una volta in incannucciato (controsoffitto ottenuto mediante l'intreccio di canne o rami di mandorlo o ciliegio, sostenuto da un telaio ligneo e rifinito mediante intonaco) in modo da mascherare del tutto le trifore; furono aumentate le dimensioni dei pilastri, le navate laterali furono coperte da piccole volte lunettate, l'altare centrale fu addossato all'abside centrale e si aprì un rosone circolarenel muro sinistro del transetto. Nel 1877, il vescovo Salvatore Silvestris offidò all'architetto conversanese Sante Simone il progetto di ricoprire l'intero tempio con un intonaco lucido. L'architetto, affascinato dalla primitiva architettura romanica ormai soffocata da secoli di stratificazioni, si pone l'obiettivo di riportarla in evidenza; pertanto avviò una campagna di accurate ricerche e saggi tutte finalizzate alla radicale liberazione della chiesa dagli orpelli e stucchi fino alla totale soppressione degli altari delle cappelle con il conseguente abbassamento delle loro volte, la riapertura delle finestre originarie ecc..
Modificò a tal fine il progetto che gli era stato affidato, cercando di conciliare queste nuove esigenze con la conservazione della parte ornamentale. Riuscì soltanto a riportare in vista le trifore del matroneo, a sostituire la volta centrale con un soffitto piano in incannucciato dipinto, a riaprire le porte laterali della facciata e le finestre oblunghe del transetto di sinistra. Per il resto fu costretto a scendere a patti con le ristrette disponibilità economiche: ai pilastri vennero addossate le semicolonne in granito e le colonnine delle trifore furono rivestite di stucco. La vivace opposizione del popolo e del vescovo, impedì l'intonacatura color pietra antica e pose fine all'esecuzione del progetto, la chiese fu ornata con finti marmi e mosaici multicolori. L'incendio divampato nella notte tra il 10 e l'11 luglio del 1911 divorò tutto l'interno e alcune parti murarie, riportando di fatto la fabbrica al suo germe originario e in qualche modo realizzando quello che fu l'auspicio del Simone. La ricostruzione fu affidata all'ing. Angelo Pantaleo: i lavori inizati nel 1912 subirono ben presto una sospensione in virtù dello scoppio della prima guerra mondiale; la chiesa fu riaperta al culto il 31 ottobre 1926. Il restauro fu condotto secondo la disciplina imperante in quegli anni: in stile. Pertanto ciò che non fu eliminato dal fuoco, fu manipolato dall'uomo, che sostituì o ricostruì intere parti immaginando di operare in un periodo architettonico (romanico) ormai passato da quasi mille anni.
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