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La Cattedrale di Conversano
La Cattedrale di Conversano sorge sulla sommità della collina, che per la straordinaria posizione strategica e per la presenza nelle sue vicinanze di un luogo dove l'acqua si accumulava naturalmente, ha permesso l'insediamento della città. Il tempio classico che certamente qui esisteva fu sostituito, con l'affermarsi del Cristianesimo, da una chiesa, che per mancanza di fonti documentarie non sappiamo a chi fosse dedicata, nè quale forma avesse. La cattedrale era un edificio polifunzionale. Poteva ospitare funzioni assembleari, politiche, giurisdizionali, notarili, mercantili. Infatti per secoli, qui, fu conservato l'archivio dell'Università, come testimonia ancora la presenza nell'Archivio Capitolare, ora aggregato all'Archivio Diocesano di Conversano, di un catasto del 1627, miracolosamente salvatosi dall'incendio del 1911. Sotto la Cattedrale vi sarebbero le tracce della cappella di San Silvestro, sulla quale, a quanto riferisce Paolo Antonio Tarsia, il preteso vescovo Simplicio, fece costruire una cappella dedicata alla Madonna della Fonte. La cattedrale, pur dopo aggiunte e restauri durante un intero millennio dall'epoca della fondazione della sede vescovile, fino ai giorni nostri, conserva solo l'impianto tipico dell'architettura romanica: l'orientamento est-ovest, le absidi racchiuse nel transetto, simili agli esempi di Bitonto, basilica di S. Nicola e cattedrale di Bari, i doppi campanili, il portale fiancheggiato da leoni stilofori e il rosone che permette il passaggio dei raggi del sole calante che vanno così a cadere sulla mensa. L’edificio subì interventi radicali durante il vescovato di monsignor Pietro d’Itri, compreso tra il 1359 ed il 1374. Sulla facciata è ancora visibile l’epigrafe del 1374 e lo stemma del vescovo che raffigura tre mazze ferrate. Altri elementi che confermano che l’edificio fu interessato da rifacimenti nella seconda metà del Trecento, sono due stemmi riprodotti su due capitelli del matroneo: si tratta di uno stemma d’Enghien e di uno Sanseverino.
In quegli anni conte di Conversano era Luigi d’Enghien, nato nel 1335, sposato con Giovanna Sanseverino e morto il 17 marzo 1394, in Conversano. Altri lavori furono effettuati ai primi del ‘700 durante il vescovato di monsignor Filippo Meda e nel 1775-1778 durante il vescovato di monsignor Fabio Palumbo, diretti dall’architetto Giuseppe Gimma. Durante il suo vescovato monsignor Giuseppe De Simone fece costruire un nuovo altare maggiore, mentre durante il vescovato di monsignor Salvatore Silvestris, furono commissionati (1877) a Sante Simone restauri ed aggiunte, da lui non condivise. Ad Alfio Tomaselli, genero del Simone, fu a€ffidata la decorazione della volta della navata centrale, dipinta in modo da simulare un so€ffitto a cassettoni. Un tragico evento interessò la Cattedrale conversanese: un incendio avvenuto l’11 luglio 1911. Il ripristino dell’edificio durò a lungo anche per lo scoppio della I Guerra Mondiale e avvenne con criteri assai discutibili: si provvide al ripristino in stile, metodo allora seguito nei restauri, a€ffidati all’ing. Angelo Pantaleo. Quel che ne derivò alla conclusione dei lavori avvenuti alla fine degli anni Venti del Novecento, fu un sostanziale falso. Esso, tuttavia, ha valore di testimonianza dei criteri allora in voga, che pretendevano il ripristino dell’edificio alle condizioni della costruzione originaria, come se i secoli successivi non avessero lasciato alcuna testimonianza. Peraltro al suo interno fu consentita anche la costruzione di un pulpito, o„fferto a spese del canonico Giuseppe Bolognini, tuttora esistente e di due altari destinati a contenere l’icona della Madonna della Fonte e la statua di San Flaviano, protettori di Conversano. Tra le poche opere mobili salvate dall’incendio c’è l’icona ra€ffigurante la Madonna della Fonte: si tratta di un’opera del XIII secolo, di bottega locale, ma con influenze bizantine. Inoltre è conservata la statua raffigurante San Flaviano e una reliquia consistente in un osso di un braccio del santo, tuttora conservata in un bel reliquiario. Altri beni mobili conservati in chiesa sono costituiti da una bella tavola di primo ‘500 raffigurante la Resurrezione di Cristo, un Croce€fisso cinquecentesco accompagnato dalle immagini della Madonna e di San Giovanni, da una vasca in pietra per contenere l’acqua santa e da una statua del primo Novecento raffigurante il Cuore di Gesù, dono del canonico don Antonio Capone.
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