cattedraleconversano_qr

Vai ai contenuti
Home     Successiva
Ingresso
La facciata ricalca i canoni classici dello stile romanico, presenta un profilo tipicamente a capanna monocuspidata, con la parte corrispondente alla navata principale sopraelevata rispetto alla linea di colmo della restante parte della stessa. Il corpo della facciata risulta scandito dalla successione delle paraste che trasmettono all'esterno la suddivisione, in tre navate, dell'aula interna. La parte sommitale è decorata da una serie continua di archetti poggiati su beccatelli, elementi che non hanno alcuna funzione strutturale, ma che perpretano l'idea di sostegno al tetto. La parte alta e centrale del prospetto è dominata dal rosone, elemento rimasto parzialmente integro solo nella cornice, mentre i raggi sono stati reinventati durante il restauro successivo all’incendio del 1911. Questo elemento aveva una notevole centralità nella liturgia dell’epoca, secondo la quale un raggio del sole calante doveva cadere sull’altare. Inoltre risulta essere un importante elemento di diversificazione rispetto alle chiese paleocristiane e bizantine, in queste la luce giungeva dall'alto, da grandi aperture presenti sopra la navata centrale, mentre nelle cattedrali romaniche giunge da piccole e strette feritoie e dal rosone, così da tenere la chiesa in uno stato di penombra.
La parte inferiore della facciata contiene l’originale portale con i leoni stilofori e una lunetta con un rilievo che raffigura la Madonna tra due angeli turiferari, il quale nella decorazione denuncia influenze architettoniche abruzzesi e di Terra d’Otranto. Il protiro lievemente aggettante che lo introduce, parte da esili colonne poggianti sul dorso di due leoni accovacciati e impettiti, si sviluppa con un timpano centinato ad archi concentrici, prosegue con una cornice triangolare impostata su due leoncini stilofori e si chiude con la scultura dell'agnello pasquale. La lunetta del timpano incornicia il bassorilievo raffigurante la Vergine con Bambino, circondata da due angeli con turibolo e impreziosita da tre archi concentrici: l'esterno, bombato, è decorato a foglie, il medio, concavo, è traforato a merletto, l'interno è arricchito con girali di fronde che fuoriescono da due vasi ansati e racchiudono tredici figure umane a mezzobusto (presumibilmente Gesù con i dodici apostoli). L'architrave è diviso in due fasce: l'inferiore reca fiori stilizzati, la superiore è ornata di racemi d'acanto in continuità con quelli stessi che si ramificano dai due vasi ansati scolpiti alla base degli stipiti.
Risale alla seconda metà del XIV secolo, ad opera del vescovo Pietro d’Itri, una testimonianza superstite relativa alla ricostruzione della Cattedrale: si tratta di un’epigrafe posta a destra del portale principale e sormontata dallo stemma del vescovo, che reca tre mazze ferrate. L’epigrafe, collocata sulla facciata della cattedrale dopo la morte di monsignor Pietro d’Itri, avvenuta probabilmente intorno al 1373, evidenzia che il vescovo promosse lavori all’edificio eseguiti tra il 1359 ed il 1374, eccetto al tetto e alle navate: si tratta con tutta evidenza della ricostruzione dell’edificio. Un’altra epigrafe (1660), posta a sinistra del portale principale, ricorda la riconsacrazione dell’edificio ad opera di monsignor Giuseppe Palermo, mentre era conte di Conversano Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona e sua moglie Isabella Filomarino. Evidentemente la Cattedrale fu interessata da lavori di restauro, dei quali non conosciamo l’estensione. Il portale di destra, decorato da un protiretto ogivale poggiante su due leoncini, ormai ridotti a monconi, è sormontato da una nicchia contenente una statuetta lapidea che per tradizione viene identificata con l'apostolo Pietro. Il portale di sinistra, molto sobrio, reca il bassorilievo di S. Giorgio che uccide il drago.
Torna ai contenuti